Ciao Joker e grazie per la tua risposta,
conosco molto bene la tecinca lock-in ed ho letto diverse pubblicazioni dove viene presentata come la panacea a tutti i problemi legati alle analisi termografiche...
...e probabilmente lo è, ma ahimé tale attrezzatura non fa parte dei "giocattoli" di cui dispone la mia università
Avevo anche preso in considerazione l'idea di dedicare tempo ed energia alla progettazione di un sistema analogo al lock-in ma fortunatamente dopo qualche giorno di riflessione ho abbandonato l'insano pensiero.
Le prove svolte finora hanno come oggetto l'analisi di una piastra d'acciaio con una superficie di 1 mq, spessore 7 mm e difetti artificiali praticati sulla faccia nascosta con l'ausilio di un flex: alcuni solchi di 3-4 cm di lunghezza e profondità da 2 a 4 mm, ben distanziati tra di loro.
Per l'impulso termico ci avvaliamo di un faretto alogeno da 250 W e giochiamo per ora sui tempi di esposizione (da pochi secondi ad alcune decine) osservando poi i diversi transitori termici creati, ma dei difetti per ora nessuna traccia
Uno dei problemi credevo fosse imputabile al max framerate della termocamera che non va oltre i 50Hz ma se mi dici che 60Hz vanno più che bene annullo tale ipotesi.
Per quanto riguarda l'uniforme riscaldamento, data l'estensione dell'oggetto in questione, non lo abbiamo nemmeno preso in considerazione ma pensavo che un riscaldamento localizzato sulla zona del difetto potesse essere comunque sufficiente nonostante non sia più ipotizzabile una dispersione del calore esclusivamente lungo lo spessore della piastra.